Partendo per la Cina per la prima volta, mi sono resa conto di portare con me un bagaglio di immagini, opinioni, preconcetti che, credo, in misura e in forme diverse, ognuno di noi ha sviluppato verso un Paese tanto lontano geograficamente, ma ormai per molti aspetti parte integrante del nostro vivere quotidiano. Una volta arrivata in quello è stato il Celeste Impero, ho avuto quindi bisogno di un po’ di tempo per mettere a fuoco la realtà che mi circondava, epurata dal filtro applicato dal comune immaginario occidentale che nella mia testa tendeva a sovrapporsi. E mentre la vista si faceva più nitida, ho potuto scattare la fotografia – un rapido scatto, certo, fatto di sensazioni colte al momento, nulla a che vedere con un’analisi oggettiva e strutturata – di un Paese dove ogni persona si porta sulle spalle la responsabilità della propria riuscita come di quella della collettività, accettando il compromesso di sottomettere parte della propria individualità – e parte della propria libertà – ad un progetto corale di progresso materiale. Al ritorno da Hefei e Shanghai, alleggerita del bagaglio con cui ero partita, ho avuto modo di portare a casa con me la meraviglia provata davanti ai grattacieli che toccano il cielo e l’enormità di città che non hanno eguali in Italia, l’entusiasmo delle persone che ho incontrato e che hanno voluto condividere con me i loro progetti, la curiosità degli studenti cinesi che spesso ti fermano per strada per chiederti da dove vieni, cosa ci fai lì, cosa succede in Europa, se ti piace il loro Paese... il profumo delle foglie di tè, la cui fragranza mi ha accompagnato per tutto il viaggio, il sapore goloso dello zenzero e della salsa di soia nei diversi piatti della cucina locale che ho guardato a volte con sospetto (le famose orecchie di maiale alla julienne!) più spesso con l’acquolina in bocca...e soprattutto la voglia di tornare in un Paese ancora tutto da scoprire...
sabato 15 ottobre 2011
martedì 28 dicembre 2010
La Tigre cede il passo alla Lepre
fino al 9.1.2011
Animali dello Zodiaco Giapponese
Genova, Museo d´Arte Orientale E. Chiossone
Signora del vento e dell’Ovest, la Tigre e i suoi capricci danno forma e carattere alle giornate di questo 2010. A Genova una mostra apre le porte verso l'Oriente
Il primo ad accorrere fu il furbo Topo: arrivò a rendere omaggio al Buddha morente che aveva chiamato a raccolta tutti gli animali presso di sé per l'ultimo saluto. Subito dopo, superato dal piccolo roditore con un balzo dalla sua stessa groppa, arrivò il diligente Bue, seguito dalla coraggiosa Tigre, dalla pacifica Lepre, dal Drago, dal Serpente, dal Cavallo, dalla Capra, dall'astuta Scimmia, dal colorato Gallo, dal fedele Cane e dal fortunato Cinghiale. Dodici animali che seguendo il cammino della Luna, sono diventati signori del cielo e degli elementi, influenzando la vita degli uomini. L'attuale sistema zodiacale dell'Asia Orientale - lo Jûnishi - nasce e si definisce in Cina e risale al periodo Tang (618-907), mentre la sua diffusione tra la popolazione si è verificata durante il periodo Yuan (1277-1367), raggiungendo anche le regioni vicine e il Giappone. Se le stelle sono lontane, intangibili, gli animali dello zodiaco appartengono alla sfera della quotidiniatità: l'uomo ha tentato quindi di portare più vicino a sé questi animali dalle forme familiari, ma dai poteri imperscutabili ritraendoli su strumenti votivi e oggetti comuni: numerosi dipinti, stampe, porcellane, lacche e bronzi sono il cuore dell'esposizione che il Museo Chiossone di Genova ha dedicato agli "Animali dello Zodiaco Giapponese", una ricca mostra che ricostruisce lungo una sottile linea rossa un percorso attraverso l´iconografia e i significati dei dodici animali dello Zodiaco in Giappone, a cura di Donatella Failla. La locandina dell'evento - uno stupendo dipinto a inchiostro diluito di Kishi Ganku - è un omaggio all'animale custode di questo 2010: la Tigre - Tora 虎 - Signora bianca del Vento e dell'Autunno, simbolo di forza e potenza, di regalità, coraggio e nobiltà d´animo, di longevità e protezione della vita umana. Insieme al Drago, alla Fenice e alla Tartaruga, la Tigre è una delle "quattro creature spiritualmente dotate” che presidiano le quattro direzioni dello spazio, governano le quattro stagioni e sono legate a quattro colori e ai quattro elementi. Nel 2011 inizierà l'anno 2555 dell'era buddista: la Tigre cederà presto il passo alla Lepre - 兔 Tu - che nella cultura cinese e giapponese è contraddistinta da uno spirito aggraziato, colto, ben educato, di talento e ambizioso.In questi giorni difficili e incomprensibili ascolteremo forse il ruggito del coniglio?
http://www.chiossone.museidigenova.it/
http://www.chiossone.museidigenova.it/
martedì 21 dicembre 2010
venerdì 21 maggio 2010
Pig Island
fino al 4.VII.2010
Paul McCarthy
Milano, Palazzo Citterio
McCarthy mette in scena il suo circo dalla risata sguaiata tra le stanze e i lugubri scantinati di un palazzo dimenticato da Milano. È una favola insanguinata, dal sapore dolciastro di ketchup
Gli avanzi della confusa genesi di un mondo grottesco e surreale. Gli scarti, le tracce e i rifiuti lasciati da un creatore disordinato. A chi arriva attraverso un percorso incerto e allucinato fin nel profondo scantinato di Palazzo Citterio, così appare Pig Island – L’Isola dei Porci, l’installazione frutto di quasi sette anni di lavoro, cuore della mostra che Paul McCarthy (Salt Lake City, 1945, vive e lavora a Los Angeles) ha portato a Milano su invito della Fondazione Nicola Trussardi, e la cui cura è stata affidata a Massimiliano Gioni. Oltre 100 metri quadri di caos nei quali è possibile trovare abbozzi, calchi e sculture incomplete tra resti di cene da fast food, ritagli di giornale, scarpe inquietantemente appaiate e giocattoli rotti: non la semplice ricostruzione dell’atelier dell’artista a Los Angeles, ma tutta la fisicità di un processo creativo in cui l’arte si sporca le mani con la quotidianità, fatta di bisogni, di ricordi e di forme di intrattenimento forzate e subite. Culmina nell’Isola dei Porci il viaggio lungo la linea sottile tra realtà e finzione, tra sogno – americano, ma sempre più “globale” - e incubo: una linea tracciata da McCarthy – con opere realizzate tra il 1978 e il 2010 - non per dividere, ma per mescolare, per trascinare in continui rovesciamenti di prospettiva in cui bonari personaggi disneyani sono coinvolti in scene grottesche di violenza ed erotismo perverso, dove però il sangue è ketchup e gli escrementi cioccolato, e i personaggi reali – George W. Bush in Static (Pink), Angelina Jolie, Paula Jones...– sono cartoon sfigurati dall'esagerazione della realtà stessa. L’obbiettivo non è fare della comune satira: i personaggi trascinati davanti agli sguardi dei visitatori di Palazzo Citterio perdono la loro connotazione politica, ne conservano solo l’immagine pubblica come un vuoto simulacro, riempito provocatoriamente da McCarthy con gli elementi più trash della sottocultura attuale. È tutto finto ed è tutto vero, nella stessa misura in cui è vera una fiction e finto un reality, in un turbine di esasperazione burlesca che avvolge il visitatore mentre in un angolo l'artista stesso – rappresentato da una scultura iperrealista in lattice – dorme e sogna tutto questo.
E anche quando si torna nel cortile assolato, dove nel rassicurante colonnato settecentesco svetta un'esilarante bottiglia gigante di ketchup, e ancora un po' oltre, già sul marciapiede ormai fuori dal perimetro della mostra, ancora dalle viscere del palazzo arrivano le grida dei deformi pirati delle installazioni audio-video realizzate da Paul McCarthy con il figlio Damon, a contaminare la concreta sobrietà di Milano con gli echi di un carnevale al contrario.
venerdì 30 aprile 2010
MondoTondo
fino al 4.VII.2010
Pao
Milano, Galleria Prospettive d’Arte
MondoTondo: Tondo come gli occhi sgranati con cui Pao si guarda intorno. E nel riflesso delle superfici concave o convesse anche lo spettatore si rispecchia e si riscopre più tondo...
Il popolo di Facebook ha potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo: il piccolo Peo è tornato a casa in tempo per apparire alla prima personale dedicata al suo papà, Paolo Bordini, in arte Pao (Milano, 1976, vive e lavora a Milano), writer milanese che ha iniziato negli anni Novanta a trasformare con un tocco di bomboletta i paracarri meneghini in tondi pinguini. Così, anche a chi non conoscesse l’epopea thriller – tra rapimenti e inseguimenti - andata in scena sulla pagina di Pao all’interno del famoso social network, può esser capitato un incontro fortuito con le street opere tra le vie di Milano: non solo i pinguini di Porta Genova, di Bovisa o della Statale, ma angurie, palle da biliardo, delfini... tutti ancorati saldamente al suolo e pesanti non meno di 200 kg . Eppure il peso non ha spaventato gli appassionati che nell’arco degli anni hanno quasi portato i pinguini urbani all’estinzione e hanno costretto Pao ad annunci ed appelli per ritrovarli. Negli ultimissimi anni il writer ha però affiancato al cemento anche altri supporti, alcuni più tradizionali come tela e gesso, e i suoi lavori hanno temporaneamente lasciato la strada – dove ha spesso realizzato murales di grande impatto in sinergia con altri writers milanesi come TvBoy e Ivan - per entrare nelle gallerie.
Le oltre 40 opere esposte emergono dalla superficie bianca delle pareti della Galleria Prospettive d’Arte come bolle che ne increspano la normalità: sono gli occhi gialli del gigantesco alligatore semisommerso in modo sornione nella parete d’ingresso o il draghetto di Bubble Bubble rimasto intrappolato nella sua bolla, fino alle sedie affamate che aspettano esausti quanto incauti visitatori.
Attraverso la convessità del dorso di una rossa coccinella o la concavità di un profondo formicaio, i piani si compenetrano e la fantasia sporge fino a toccare, a cozzare con la realtà. Ecco così il dilagare di una banda di personaggi cartoon che hanno traslocato dalla strada alla tela, seguendo Pao in un percorso di studio e crescita lungo non linea decisamente non retta: carote ciclopiche, pinguini in abito business, pomodori volanti e ridenti matrioske che circondano, tra gli altri, il ritratto di Letizia Moratti. In “I Lav Milan” Pao tagga il sindaco di Milano: un modo irreverente ma interlocutorio per parlare di arte e dei suoi spazi all’interno della città.
Una volta esaurito il percorso della mostra, lungo i due piani dell’esposizione, attenzione infine a non perdere la sorpresa “nascosta” nel sottoscala. Solo un dubbio: l’ambiente razionale e ordinato della mostra, con le opere illuminate dalle luci quasi asettiche della galleria, contribuisce purtroppo a smussare il potere disarmante che solo un pinguino che spunta all’improvviso dall’asfalto grigio di Milano può avere.
venerdì 15 gennaio 2010
Stregati dal vento - Kilt Rock
Isola delle Nuvole, Isola Alata, Isola delle Nebbie: tanti nomi per un’unica terra avvolta dalle nubi e da un’atmosfera unica. Situata lungo la costa delle Highlands occidentali, nell’arcipelago delle Ebridi Interne, l’isola di Skye è oggi collegata alla terraferma grazie ad un ponte stradale che unisce Kyle of Lochalsh – ubicata tra i 560 km di coste scolpite dal vento - a Kyleakin sulla sponda scozzese, ma un semplice nastro d’asfalto non sembra poterla costringere a rimanere immobile, illuminata da una luce sempre diversa. Numerosi sono i motivi per visitare l’isola di Skye, un luogo diverso a seconda delle strade e dei sentieri che si scelgono per esplorarlo, ricco di contrasti, dalle nere cime frastagliate dei Cuillins alle variopinte distese di eriche e ginestre della zona meridionale, ma vi è in particolare un luogo che rende unica l’isola scozzese. Lungo la costa frastagliata, sul lato orientale della penisola di Trotternish la pietra e il vento danno vita ad uno spettacolo mozzafiato. A Kilt Rock, dove si crea una cascata con un salto di oltre 200 piedi (circa 80 metri ) la scogliera diventa un gigantesco strumento a fiato suonato da un turbine di mille bocche invisibili che diffonde nell’aria e sul mare, tra le onde, un suono simile al canto delle sirene. Non si tratta semplicemente del muggito del vento e del mare tra le rocce, ma di una vera e propria melodia, sempre diversa... che cambia in base all'umore del vento e del cuore di chi l'ascolta...
Skye è raggiungibile sia dalla terraferma in auto o in treno fino a Kyle, sia, in particolare per chi arriva da sud, tramite traghetto: navi partono da Malaig e da Gleneig (solo in estate) verso la cittadina di Armadale, dove è possibile noleggiare biciclette, scooter o auto per girare l’isola... solo è meglio decidere cosa noleggiare solo dopo aver stabilito le mete da visitare, includendo o meno le ottime distillerie – Talisker su tutte - del luogo.
domenica 27 dicembre 2009
Più ne sai meno brilla
Non mi piace cadere nei luoghi comuni, e questo poi non l'avevo mai sopportato, ma alla fine devo capitolare e ammettere: il matrimonio uccide. Magari non il sentimento e la passione, ma di sicuro uccide centinaia di persone. Non tanto quelle costrette a sorbirsi chilometrici filmini di cerimonie e banchetti ripetuti allo sfinimento, ma persone fuori scena, che neppure conoscono gli sposini incriminati.
Per realizzare un solo anello d'oro, una singola fede, 28 grammi complessivi, vengono prodotte 27 tonnellate di scorie: e non si tratta di montagne di sassolini, ma acqua e rocce intrise di cianuro, acido solforico, cadmio, piombo e mercurio... tutta salute insomma. D'altra parte nulla sembra essere destinato a cambiare: le società minerarie piagnucolano che i margini di profitto sono troppo ridotti e l'oro residuo nel mondo troppo scarso per estrarlo in altri modi: il cianuro e la morte di piante, animali e (ops!) persone sono inevitabili, se si vuole mantenere il profitto. E non ci sono solo le scorie, pazientemente ammonticchiate a lato di voragini dantesche: i giacimenti contenenti scorie minerarie intrise di cianuro, pur impilati con grande dedizione, hanno pure la faccia tosta di crollare: uno dei disastri più gravi (forse perché avvenuto vicino casa...) è accaduto in Ro
mania nel 2000, quando le scorie finirono in un affluente del Danubio causando la morte di circa 1.000 tonnellate di pesce e avvelenando l'acqua destinata a circa 2,5 milioni di persone, fino al Mar Nero, a 2.575 chilometri di distanza. Diciamo che è stata sfortuna: di solito queste cose succedono in posti lontani, di cui a nessuno frega nulla. D'altra parte nessuno sembra preoccuparsi di quello che è successo e sta succedendo a Furtei, in Sardegna...
mania nel 2000, quando le scorie finirono in un affluente del Danubio causando la morte di circa 1.000 tonnellate di pesce e avvelenando l'acqua destinata a circa 2,5 milioni di persone, fino al Mar Nero, a 2.575 chilometri di distanza. Diciamo che è stata sfortuna: di solito queste cose succedono in posti lontani, di cui a nessuno frega nulla. D'altra parte nessuno sembra preoccuparsi di quello che è successo e sta succedendo a Furtei, in Sardegna...Dove passano le società aurifere portano investimenti, strade, scuole e posti di lavoro che la gente disperata baratta con la salute del proprio territorio e dei propri figli... si tratta di persone senza alternative... diversa è la situzione di chi invece quell'oro lo porterà poi al dito, o al collo... dimenticandosi quanto pesa davvero, quanto davvero costa e quanto davvero vale...
Ps. Il matrimonio uccide, adesso l'ho ammesso... ma per favore... non ditelo a Filippo XD
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